Ottanta lavoratori, ottanta famiglie, una scelta che non è una scelta: trasferirsi al Nord o perdere il posto. È questo il cuore della vertenza che agita Prima Components di Anagni, e che ora chiama in causa istituzioni, associazioni datoriali e la politica regionale. A rompere il silenzio è la CGIL di Frosinone e Latina, con una nota firmata dal segretario generale Giuseppe Massafra, che non usa mezzi termini: quello che l’azienda presenta come una riorganizzazione è, nei fatti, un ricatto occupazionale.
La proposta sul tavolo è semplice nella forma, durissima nella sostanza: chi non intende seguire lo spostamento della produzione verso il Nord Italia dovrà rinunciare al proprio impiego. Per lavoratrici e lavoratori radicati nel territorio, con famiglie, mutui, figli a scuola, reti affettive costruite in anni di vita, la parola “trasferimento” suona come una condanna. “Quando una lavoratrice o un lavoratore è costretto a scegliere tra sradicare la propria vita e restare senza occupazione”, scrive Massafra, “siamo davanti a un vero e proprio ricatto occupazionale.”
La CGIL sottolinea come la vicenda di Prima Components non si esaurisca nella dimensione della singola azienda. Essa si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante: quello della crisi industriale che da anni colpisce il Lazio meridionale, con particolare violenza nel settore automotive e nell’intera filiera dell’indotto. Il fantasma che aleggia sullo sfondo ha un nome preciso: Stellantis e il futuro del polo produttivo di Cassino, ancora avvolto nell’incertezza. Una crisi dentro la crisi, che sta erodendo decenni di competenze industriali accumulate sul territorio.
In questo contesto, il sindacato rivolge un appello diretto al presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, destinatario anche di un appello degli stessi lavoratori. Per la CGIL, non è più sufficiente invocare la centralità del lavoro nelle sedi convegnistiche: occorre dimostrarlo nei momenti in cui le persone rischiano di perdere il reddito e la dignità professionale. “Non basta richiamare la centralità del lavoro e dell’industria nei convegni”, si legge nella nota, “occorre dimostrarlo nei momenti difficili.”
La richiesta concreta è quella di aprire con urgenza un tavolo istituzionale presso la Regione Lazio, con la partecipazione dell’azienda, delle organizzazioni sindacali di categoria, delle amministrazioni locali e di Unindustria, per esplorare ogni soluzione alternativa che consenta di salvaguardare l’occupazione senza imporre trasferimenti o licenziamenti.
Il caso Prima Components diventa così un banco di prova per la tenuta di un intero modello di sviluppo. Una provincia che continua a perdere posti di lavoro, competenze qualificate e capacità produttiva non può costruirsi un futuro. La risposta — o il silenzio — delle istituzioni nelle prossime settimane dirà molto su quanto quella vocazione industriale, tanto proclamata, sia ancora reale.




