Una vera e propria ondata di tentativi di truffa si è abbattuta venerdì scorso sui territori di San Giovanni Incarico e Falvaterra, dove nell’arco di poche ore la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Pontecorvo ha registrato ben quattro episodi riconducibili allo stesso, insidioso schema criminale. Un copione, quello dei falsi Carabinieri, che continua a mietere tentativi in tutta la provincia di Frosinone e che ancora una volta ha preso di mira principalmente le persone anziane.
La tecnica utilizzata dai malviventi non si discosta da quella già vista in altre occasioni, ma non per questo risulta meno pericolosa: gli sconosciuti si spacciano per appartenenti all’Arma, sfruttando la naturale fiducia che i cittadini ripongono nelle divise per abbassare le difese delle vittime designate. A San Giovanni Incarico, in un primo episodio, un uomo si è presentato direttamente al citofono di un’abitazione qualificandosi come Carabiniere. La residente, però, ha intuito qualcosa di anomalo e, con grande prontezza, ha scelto di non aprire la porta, contattando immediatamente le vere Forze dell’Ordine.
Diverso, ma ugualmente fallito, l’approccio utilizzato negli altri tre tentativi, registrati tra Falvaterra e piazza Umberto I nel centro di San Giovanni Incarico. In questi casi i sedicenti militari hanno preferito la via telefonica, contattando le vittime, tra cui un’anziana nata nel lontano 1926, per annunciare l’imminente arrivo presso le loro abitazioni al fine di eseguire non meglio precisate perquisizioni. Un espediente studiato per generare ansia e disorientamento, ma che questa volta ha trovato dall’altra parte della cornetta persone lucide e attente, capaci di fiutare il pericolo prima che fosse troppo tardi.
Determinante, in tutti i casi, si è rivelata anche la tempestività dei familiari, riusciti a intercettare alcune delle telefonate sospette prima che i malintenzionati potessero portare a termine il proprio piano. Un elemento che conferma quanto la rete di protezione informale costruita attorno alle persone più fragili rappresenti spesso la prima, decisiva linea di difesa contro questo genere di raggiri.
Non appena ricevute le segnalazioni, il Comando ha attivato immediatamente le pattuglie del NORM, del Nucleo Operativo e della Stazione Carabinieri di Ceprano, impegnate in una serie di perlustrazioni nelle zone interessate alla ricerca dei responsabili. Le ricerche, al momento, non hanno ancora permesso di risalire all’identità dei truffatori, che restano tuttora sconosciuti agli investigatori.
Proprio alla luce del ripetersi di episodi analoghi, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone ha scelto di rinnovare un appello diretto alla cittadinanza, rivolgendosi in particolare agli anziani e ai loro familiari. I militari ribadiscono un concetto tanto semplice quanto fondamentale: i veri Carabinieri non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore, né tantomeno preannunciano telefonicamente perquisizioni o controlli a domicilio. Qualunque richiesta di questo tipo, sottolinea l’Arma, deve essere considerata senza esitazione un tentativo di truffa.
Le raccomandazioni degli inquirenti sono chiare: non bisogna mai aprire la porta a sconosciuti, anche quando questi dichiarano di appartenere alle Forze dell’Ordine, a enti pubblici o a società fornitrici di servizi come luce, gas o acqua. Di fronte a telefonate sospette, la regola è interrompere immediatamente la conversazione e, in caso di dubbio, contattare senza indugio il Numero Unico di Emergenza 112, i cui operatori sono in grado di verificare l’identità dell’interlocutore e, se necessario, inviare rapidamente una pattuglia sul posto.
Un invito speciale, infine, arriva per i più giovani: parlare con costanza a genitori e nonni, spiegando loro le tecniche utilizzate dai truffatori, resta lo strumento più efficace per arginare un fenomeno che, come dimostrano i quattro tentativi sventati tra San Giovanni Incarico e Falvaterra, può essere fermato solo con informazione, prevenzione e collaborazione tra cittadini e istituzioni.
Le persone sottoposte a indagini o imputate sono da ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.




