C’è una voce, nel cinema italiano, che non ha mai smesso di far sorridere e commuovere allo stesso tempo, anche a distanza di decenni dalla scomparsa di chi l’ha resa immortale. È la voce di Massimo Troisi, che la Casa del Cinema di Roma sceglie di celebrare con una rassegna interamente dedicata alla sua opera, un percorso attraverso sei titoli che restituiscono la parabola artistica di uno degli interpreti più originali della storia dello spettacolo italiano.
Erede naturale di una tradizione partenopea che ha attraversato i decenni grazie a maestri come Eduardo De Filippo e Totò, Troisi ha saputo reinventarla con un linguaggio tutto suo, fatto di pause, timidezze e un umorismo capace di scavare nel profondo dell’animo umano. Un’eredità che il ciclo della Casa del Cinema intende omaggiare nella sua interezza, dagli esordi fino all’ultima, struggente interpretazione.
Si parte con l’amore come “territorio minato”
La rassegna prende il via martedì 11 agosto con la proiezione di “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”, l’ultimo film diretto da Troisi e probabilmente anche il più amaro della sua filmografia da regista. Un racconto dell’amore come terreno instabile, attraversato da incertezze, paure e desideri che si contraddicono continuamente, in un’opera che rivela il lato più maturo e disincantato dell’artista.
Si prosegue martedì 18 agosto con “Il Postino” di Michael Radford, pellicola che regala al pubblico l’ultima, indimenticabile interpretazione di Troisi: un film sulla poesia, sulla creazione artistica e sul complesso rapporto tra l’artista e il mondo che lo circonda, capace di commuovere generazioni di spettatori.
Riflessioni sull’incapacità di comunicare e sul rapporto mente-corpo
Venerdì 21 agosto sarà la volta di “Scusate il ritardo”, uno dei vertici della poetica troisiana, un’opera che affronta con delicatezza il tema dell’incapacità di comunicare, la paura dei sentimenti e la fatica di diventare adulti. Due giorni dopo, domenica 23 agosto, il programma propone “Le vie del Signore sono finite”, probabilmente il film più ambizioso e sottovalutato diretto da Troisi, che dietro la patina della commedia nasconde una riflessione profonda sul legame tra mente e corpo, sulla memoria e sulle ferite emotive che non smettono mai davvero di guarire.
Il finale tra satira e successo record
Venerdì 28 agosto il pubblico potrà rivivere “Non ci resta che piangere”, uno dei più grandi successi della coppia Roberto Benigni e Massimo Troisi, film che rilegge la storia in chiave satirica e grottesca, entrato ormai nell’immaginario collettivo per le sue battute leggendarie e per gli omaggi alla grande commedia all’italiana.
A chiudere il ciclo, venerdì 4 settembre, sarà “Ricomincio da tre”, l’esordio alla regia di Troisi, capace di ottenere un successo di pubblico straordinario e di conquistare numerosi riconoscimenti, tra cui i prestigiosi David di Donatello per il Miglior Film e il Miglior Attore. Un finale perfetto per un percorso che, film dopo film, restituisce l’intera parabola di un artista capace di raccontare l’amore, la timidezza e la fragilità umana come pochi altri hanno saputo fare.
Ulteriori informazioni sul sito della Casa del Cinema.




