Ferentino marcia a Rimini: il Gonfalone e la memoria di un eroe in uniforme
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere sfilare il Gonfalone di una importante città della provincia di Frosinone accanto a quello di migliaia di altri comuni italiani, sotto il sole di Rimini, in una piazza che per un giorno intera diventa il cuore pulsante di una comunità fatta di valori condivisi. È quello che è accaduto il 16 maggio 2026, quando Ferentino ha preso parte con piena dignità istituzionale al XXVI Raduno Nazionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri.
L’evento, che si conferma anno dopo anno come uno degli appuntamenti più attesi nel calendario delle associazioni d’arma italiane, ha trasformato Rimini in un grande teatro civile: oltre 1.700 sezioni ANC provenienti da ogni angolo d’Italia, 32 sezioni estere e i nuclei di Protezione Civile hanno animato la città romagnola con un’intensità difficile da restituire a chi non era presente. I numeri parlano da soli — circa 70.000 soci iscritti — ma i numeri, in questo caso, raccontano solo una parte della storia.

Per Ferentino ha sfilato il Gonfalone comunale, accompagnato dal Presidente del Consiglio Comunale, Claudio Pizzotti, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale. Al suo fianco, la Sezione ANC “Gaetano Catracchia”, guidata dal suo Presidente Domenico Santia insieme agli associati della sezione. Una delegazione composta, discreta nei numeri ma significativa nel messaggio che porta con sé.
Perché il nome scelto per la sezione locale non è casuale, e vale la pena fermarcisi un momento. Gaetano Catracchia nasce a Ferentino il 15 marzo 1915 e si arruola nell’Arma dei Carabinieri nel 1934, destinato al Comando Aspra Sabina di Rieti. Ha ventiquattro anni quando viene mobilitato nel contingente italiano in Etiopia. È lì, il 15 dicembre 1939, durante i combattimenti a Molino del Greco, che la sua storia personale si intreccia con quella della storia più grande: noncurante del fuoco nemico, si lancia volontariamente in soccorso di un ufficiale accerchiato da un gruppo ribelle. Colpito, ferito gravemente al braccio, continua a combattere fino a cadere esausto per la perdita di sangue. Per questo riceve la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Portare il suo nome nelle piazze d’Italia non è retorica — è memoria attiva.
Sul palco del raduno ha preso la parola anche il Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha saputo restituire in poche righe il senso profondo di un appuntamento come questo: «Rimini, in questi giorni, non ospita soltanto una manifestazione associativa. Ospita una grande comunità unita dagli stessi valori: senso del dovere, amore per l’Italia, spirito di servizio, fedeltà alle Istituzioni». E poi, con una frase che racchiude l’essenza stessa delle associazioni d’arma: «Carabinieri si resta per tutta la vita. Gli alamari non sono soltanto un simbolo cucito su un’uniforme: diventano parte dell’identità, della pelle, dell’anima».
Parole suggestive, certo. Ma che pongono anche una domanda più scomoda, che vale la pena non eludere: quanto di quello spirito di servizio riesce davvero a tradursi in presenza concreta sul territorio, in azioni che vadano oltre la sfilata? Ferentino con la sua sezione ha una risposta parziale: l’ANC locale è radicata nella comunità, attiva nei momenti di emergenza attraverso i nuclei di Protezione Civile, presente nei contesti educativi e civici. Ma il raduno nazionale è anche l’occasione per interrogarsi su come le istituzioni locali sostengano — o meno — queste realtà associative che tengono viva una cultura del dovere sempre più rara.
Quel che è certo è che Ferentino ha portato a Rimini non solo un vessillo, ma una storia. Quella di una città che non dimentica i propri figli migliori, e che sceglie di onorarli non con lapidi fredde, ma con la presenza viva di uomini e donne che continuano a camminare sotto quella stessa bandiera.




