Bastano pochi secondi di lucidità, in certi momenti, per evitare un dramma. È quello che è successo ieri pomeriggio in un appartamento di via Panisperna, nel cuore di Roma, dove un uomo di 87 anni, malato e solo davanti al telefono, ha rischiato di perdere in un colpo solo i risparmi di una vita e la fiducia nelle istituzioni. A salvarlo, oltre al pronto intervento dei Carabinieri della Stazione Roma Quirinale, è stato suo figlio, un uomo di 56 anni che si trovava in casa con lui in quel momento e che ha fiutato l’inganno prima ancora che si consumasse.
La messinscena, purtroppo tristemente nota nelle cronache di tutta Italia, segue un copione collaudato. Uno sconosciuto ha contattato telefonicamente l’anziano spacciandosi prima per un maresciallo dei Carabinieri, poi per un magistrato, raccontando una storia costruita ad arte: l’automobile della famiglia sarebbe stata coinvolta in una rapina e, per evitare guai giudiziari, sarebbe stato necessario far “esaminare” con urgenza tutti i gioielli custoditi in casa. Un pretesto studiato per fare leva sulla paura e sul rispetto che le persone anziane, spesso, nutrono ancora verso le forze dell’ordine.
Il figlio, però, non si è lasciato ingannare. Ha finto di stare al gioco, continuando a tenere impegnato l’interlocutore al telefono per guadagnare tempo prezioso, mentre con l’altra mano componeva il Numero Unico di Emergenza 112. Una mossa fredda e coraggiosa, che ha permesso ai militari di organizzarsi rapidamente e di intervenire prima che il danno fosse fatto.
Nel giro di pochi minuti, i Carabinieri sono arrivati sul posto e si sono posizionati all’interno dell’abitazione, avviando un discreto appostamento in attesa dell’epilogo. Quando alla porta si è presentato il complice incaricato di ritirare il “bottino” — un uomo di 27 anni di origini tunisine, già conosciuto agli inquirenti — i militari sono usciti allo scoperto e lo hanno bloccato senza che potesse opporre resistenza.
Per il giovane sono scattate le manette con l’accusa di truffa aggravata, ai danni di persone anziane. È stato quindi condotto nelle aule dibattimentali di piazzale Clodio per la direttissima. Resta ora da capire quanti complici componessero la rete che gestiva le telefonate, un aspetto su cui gli investigatori stanno lavorando per ricostruire l’intera organizzazione.
Un episodio che riporta l’attenzione su un fenomeno tutt’altro che circoscritto alla Capitale, e che riguarda da vicino anche le famiglie della provincia di Frosinone e dell’intero Lazio, dove casi analoghi si ripetono con preoccupante frequenza. Le forze dell’ordine ribadiscono da tempo un consiglio semplice ma spesso disatteso: davanti a richieste telefoniche insolite, meglio riattaccare e chiamare direttamente il numero di emergenza, piuttosto che fidarsi di chi si presenta al telefono come rappresentante delle istituzioni.




