Un angolo di Anagni dove l’estate non porta solo caldo, ma anche una vegetazione incontrollata che ha trasformato un intero quartiere in qualcosa di simile a una giungla urbana. Siamo in via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, uno dei quartieri più vivi della città, dove da diverse settimane le aree verdi comunali versano in uno stato di totale abbandono: erba alta, sterpaglie e, soprattutto, una fauna indesiderata che ha preso stabile dimora tra i cespugli.
Topi, serpenti e persino cinghiali. Non è la descrizione di un parco naturale, ma il resoconto quotidiano di chi abita e frequenta quella zona, costretto a fare i conti con una situazione che definire spiacevole sarebbe un eufemismo. I residenti sono esasperati e non nascondono la propria rabbia: le segnalazioni agli uffici competenti del Comune di Anagni sono state presentate più volte nelle scorse settimane, ma nessuno si è ancora fatto vedere. Nessun operaio, nessun mezzo, nessuna risposta.
Quello che rende la vicenda ancora più grave è la natura dei luoghi coinvolti. Le aree incolte si sviluppano proprio a ridosso della palazzina dell’ex tribunale, oggi sede di istituzioni di assoluto rilievo: vi trovano posto la Tenenza della Guardia di Finanza, la Polizia Locale, i Carabinieri Forestali e l’Associazione Nazionale Carabinieri. Edifici che rappresentano lo Stato sul territorio, circondati da sterpaglie in cui — secondo quanto riferito dai residenti — si muovono indisturbati serpenti e roditori.
Ma è l’altra struttura adiacente a rendere la situazione ancora più delicata. Proprio accanto sorge il centro diurno “Ivan Roiati”, una realtà preziosa per il territorio che ogni giorno accoglie numerosi ragazzi con disabilità. Immaginare che questi giovani, le loro famiglie e gli operatori che li assistono siano costretti a convivere con un’area degradata e potenzialmente pericolosa lascia poco spazio alle giustificazioni.
I residenti, stanchi di attendere, chiedono un intervento immediato. La richiesta è semplice: che il Comune provveda al taglio dell’erba e alla messa in sicurezza delle aree pubbliche, prima che la situazione degeneri ulteriormente. Le istanze formali sono già state presentate, ma fino ad oggi hanno prodotto soltanto silenzio.
Un silenzio che, in questo caso, ha il peso specifico dell’incuria.




